Virginia, in una splendida mattina di primavera, aveva spalancato le persiane per far entrare il leggero venticello che le accarezzava la pelle. Dalla finestra vedeva il duomo di Monza e sentiva suonare le campane che annunciavano la messa.
Abitava in quell’appartamento da quando si era sposata. Aveva conosciuto l’amore della sua vita a diciotto anni e, pur essendo molto giovane, aveva capito che era il ragazzo giusto per lei . Dopo due anni di fidanzamento, avevano consacrato il loro amore con il matrimonio. Aveva vent’anni, una giovane sposa decisa a costruirsi una famiglia. Suo marito aveva tre anni in più, un uomo dolce che la faceva sentire unica . Erano passati quarant’anni ma si amavano ancora come il primo giorno.
Mentre stava facendo colazione ascoltava una sinfonia di Chopin, le era sempre piaciuta la musica classica in affinità con la sua professione di pianista. Le sue dita volavano sui tasti e il suo volto era come trasfigurato, sola in mezzo alle persone del pubblico che la ascoltavano rapite. Si era ritirata cinque anni prima, ma suonava ancora per il marito e per i vari ospiti che invitava.
Dall’unione con Lucio era nato un figlio rimanendo purtroppo l’unico, ne avrebbero voluti altri ma lei, dopo due aborti spontanei, ci aveva rinunciato. Erano stati gli unici giorni di dolore, ma la vita era continuata e aveva avuto molte altre gioie. Tre anni prima sua nuora aveva partorito una splendida neonata di nome Aurora. Diventare nonna era stato come ritornare giovane, quella splendida pupattola le aveva rapito il cuore.
Virginia era spesso sola perché il marito andava in trasferta per lavoro, ma non si annoiava mai, aveva tanti hobby e anche qualche amica con cui trovarsi per un caffè o una passeggiata. Ma non disdegnava neanche andare da sola nel parco per fare lunghe camminate in mezzo alla natura. Il parco di Monza è enorme, il più grosso d’Europa, così a volte camminava per chilometri. Per tenersi sempre in forma e in salute, oltre che nutrirsi bene, si recava due volte la settimana in palestra da anni.
Essendo una donna di fede, tutti i giorni entrava in duomo e restava seduta in quel luogo di pace a lungo senza guardare le persone presenti, era sola con Dio.
Anche quella mattina si sarebbe recata in chiesa, poi aveva programmato di andare in una boutique per bambini. L’indomani suo figlio l’avrebbe portata da lei e lasciata per due giorni. Ogni mese i due coniugi si concedevano un week end romantico e così le lasciavano Aurora, e lei ne era felice, due giorni interi da coccolare e viziare la nipotina che era come un raggio di sole. Era così bella e tenera che veniva voglia di coprirla di baci e Virginia ne approfittava quando restava da lei.
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