Aurora, un amore di bambina – Capitolo 3

Copyright: Image by Freepik - Autrice Racconto: Antonella Brioschi

Mentre nonna e nipote pranzavano, Laura, la ragazza eccentrica, sedeva su una panchina.

Non poteva rientrare a casa, non poteva rischiare di trovarsi sola con il patrigno, quell’uomo le faceva ribrezzo e non capiva come sua madre ne potesse essere innamorata. Aveva una bassa opinione della madre, la giudicava senza carattere, una donna che accettava tutto senza ribellarsi e per questo voleva andarsene da quella casa e crearsi una vita propria. Mentre mangiava di malavoglia una focaccia le venne in mente quella bella donna incontrata due volte, si notava che era una donna di classe e intelligente, di sicuro aveva una vita appagata. Vorrei diventare come lei…anche se non ho il suo portamento, chissà potrei iniziare a togliermi piercing e tatuaggi eccessivi.

Annoiata decise di recarsi in stazione e prendere un treno per Milano dove le sarebbe piaciuto vivere. Riteneva Monza una città monotona, le andava troppo stretta, invece Milano era ideale per trovare un lavoro consono a lei che aveva il diploma di estetista..

Il suo aspetto era stravagante ma possedeva un’intelligenza superiore a molte altre sue amiche, doveva solo mettere in atto i suoi propositi, un buon lavoro e un monolocale in affitto. Il treno per Milano sarebbe passato tra mezz’ora per i soliti ritardi, così decise di uscire dalla stazione e sedere su una panchina dei giardinetti in fronte. Pur essendo solo le due del pomeriggio, molte persone di colore si erano riunite per stare in compagnia.

Una ragazza nera si distingueva, stava ballando ascoltando la musica proveniente da un mangianastri a tutto volume. Le sue amiche e amici battevano le mani spronandola e lei si dimenava mentre la gente che passava la guardava allibita. Anche Laura la stava osservando ma senza pregiudizi, per lei ognuno era libero di comportarsi come voleva.

Dopotutto la nera non faceva nulla di male, era la sua maniera di esprimere la gioia,

Erano le tre del pomeriggio e Virginia con Aurora stavano uscendo per recarsi al cinema, sarebbero andate alle torri bianche. Il film durò un’ora e mezza e Aurora lo guardò rapita ma anche a Virginia, pur essendo avanti con l’età, piacque molto.

Che bello il film, ma ora dove andiamo a mangiare la pizza?” chiese Aurora.

Sono appena le cinque, torniamo a casa e poi la ordiniamo.”

Nonna, non c’è un parco giochi? Voglio andare sull’altalena.”

Va bene, ne cerchiamo uno, in Monza ce ne sono tanti.”

Ne trovarono uno in periferia, così Aurora potè dare sfogo a tutta la sua spensieratezza.

Virginia la osservava dalla panchina, era proprio una splendida bambina piena di gioia e, facile all’amicizia, parlava con altre bambine mentre passavano da un gioco all’altro. Mentre teneva d’occhio la piccola pensava al figlio e alla nuora che invece si trovavano in Svizzera, erano andati a Ginevra per visitare il Cern, entrambi appassionati di fisica. Virginia sapeva che avrebbero telefonato di sera al telefono fisso e non al cellulare, volevano saperle in casa al sicuro.

Virginia e Aurora cenarono con pizza e coca cola, la bambina aveva insistito così tanto per bere la famosa bevanda, che lei aveva dovuto cedere.

Stavano guardando una videocassetta di cartoni animati quando squillò il telefono.

Aurora fu più veloce della nonna e rispose.

Ciao mammina, la nonna è qui vicino a me, sai come ci siamo divertite oggi, siamo andate al cinema a vedere Biancaneve e i sette nani e dopo siamo andate ai giardinetti e io ho giocato con delle bambine.”

Ma hai fatto la brava? Devi sempre ubbidire alla nonna e, quando andate in giro, dalle sempre la manina. Tu sei monella a volte ma sono sicura che con nonna ti comporti bene, me la puoi passare che la saluto? “

Ciao cara, Aurora è meravigliosa mi ascolta sempre, averla con me è una gran gioia, non ti preoccupare, salutami mio figlio e godetevi il week end.”

Finito di guardare il cartone animato, Virginia aiutò la nipote a mettere il pigiama e, prima di coricarsi, le fece lavare i dentini. Come sempre Aurora le chiese di leggerle la favola della buona notte, ma quella sera si addormentò prima della fine della lettura, era sfinita e sul suo volto aleggiava un sorriso beato. Anche Virginia era stanca ma soddisfatta, aveva reso felice la piccola esaudendo i suoi desideri.

Si mise a letto a leggere un romanzo d’amore scritto da un’autrice italiana molto brava che sapeva entrare nei cuori altrui, aveva comprato tutti i romanzi usciti e li conservava gelosamente nella libreria in sala. Erano le due di notte quando sentì uno scalpiccio, era Aurora che stava venendo da lei.

Nonnina, posso dormire con te? Ho fatto un brutto sogno, c’era un orco che mi voleva mangiare. Che paura che ho, tienimi con te, se no non dormo.”

Virginia sapeva che la piccola non aveva sognato l’orco, voleva solo dormire con lei.

La mattina dopo Aurora si svegliò per prima, è proprio mattiniera pensò Virginia ancora semiaddormentata, erano appena le sette ma la nipote non le diede tregua e così si alzò. Spalancando le persiane notò che era una splendida domenica di sole, nessuna nuvola all’orizzonte e la temperatura era già tiepida. Le campane stavano suonando annunciando la prima messa.

Nonna, dopo mi porti a messa? Voglio vedere le persone che fanno la comunione, mamma e papà non vanno mai in chiesa…”

Sono contenta che tu voglia andare, c’è tanta pace nella casa di Dio e poi bisogna pregare per avere una vita serena..”

Sua nipote aveva il potere di meravigliarla, era molto intelligente per la sua età, lo era sempre stata. Aveva iniziato a parlare correttamente a un anno e tre mesi. Ora a tre anni sapeva già scrivere e sapeva anche qualche parola d’inglese, imparata dai genitori che lo parlavano correttamente per i rispettivi lavori.

Finita la colazione si vestirono e uscirono per recarsi a messa. Durante la cerimonia Aurora non aveva mai smesso di guardare il parroco che presenziava e quando fu il momento della comunione, la bambina chiese alla nonna se si sarebbe comunicata.

Virginia si era confessata pochi giorni prima e di peccati non ne aveva fatti, così fece felice la piccola e si incamminò per prendere l’eucarestia mentre Aurora la seguiva tenendola per mano. La gente presente guardò con tenerezza la signora e la bambina, due dolci creature che ispiravano serenità. La messa era terminata, ma non avevano voglia di rincasare così si incamminarono verso via Italia, la via centrale di Monza.

Aurora voleva vedere i treni,lo desiderava da molto. I genitori della piccola non avevano mai preso un treno, in vacanza andavano o in auto o in aereo e a lei era rimasta la curiosità di vederne uno da vicino e magari anche di salirci. Così Virginia decise di accontentarla anche se non le piaceva la zona della stazione. Erano le undici quando arrivarono e Virginia, tenendo ben stretta a sé Aurora, si recò al primo binario. Non fidandosi dell’esuberanza della nipote, la prese in braccio, aveva il terrore che potesse in qualche maniera divincolarsi da lei e andare vicino ai binari. Al terzo treno passato, Virginia le disse che era ora di tornare a casa per preparare il pranzo.Nel frattempo nei giardinetti davanti alla stazione si erano radunate le solite persone di colore tra i quali Priska, la nera ballerina.

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