Quando Aurora la vide ridere e ballare a suon di musica, si mise a battere le manine felice.
Ma quella mattina c’era anche una camionetta dell’esercito che stazionava nel piccolo parcheggio. Quattro ragazzi, tutti giovani ma, soprattutto uno di loro, colpì Virginia, secondo lei poteva avere diciannove anni, non di più.
Cosa ci fa nell’esercito questo ragazzo? Così giovane dovrebbe frequentare le superiori o l’inizio dell’università… però lo ammirò per il suo coraggio. Un cucciolo d’uomo che voleva fare il soldato per servire la Patria. Molto magro ma agile si stava avvicinando alle persone nere, voleva fare un controllo e lei ebbe un po’ di timore per lui.
I ragazzi e ragazze nere sembravano inoffensivi, scappati da una Nazione povera e con tante guerre, avevano trovato il Paradiso arrivando in Italia, il popolo italiano li aveva accolti dando loro la speranza di un futuro migliore.
Però c’era sempre qualche testa calda, che non sopportava di essere controllato e si ribellava alle forze dell’ordine. Virginia con Aurora camminavano veloci, ma la donna, ogni tanto si voltava, voleva vedere ancora quel giovane ragazzo e dentro di sé gli diceva
Stai attento, non ti fidare troppo, lasciali stare, stanno solo divertendosi alla loro maniera.
Non accadde nulla, Stefano, il militare, disse loro di non fare troppo rumore e di abbassare la musica. Priska che si stava dimenando con il seno grosso che andava su e giù gli sorrise con denti bianchissimi e intimò ai suoi amici di ascoltarlo. Era la leader del gruppo, quella che comandava e che manteneva rapporti normali con i passanti senza importunare .Priska sapeva cos’era la paura, arrivava dalla Somalia, paese in conflitto da anni dove non c’era né pace né sicurezza. La ragazza aveva vissuto giorno per giorno come se fosse l’ultimo, poi, dopo aver rischiato di morire in un agguato, era scappata lasciando per sempre la sua Terra dove conosceva solo dolore. Era sola al mondo, aveva perso tutti in quegli anni, i genitori e i fratelli, vittime della violenza. Lei voleva vivere, amava la vita e ora che era riuscita a entrare in Italia, avrebbe fatto di tutto e di più per non essere rispedita all’inferno.. Anche Priska aveva visto uscire dalla stazione quella nonna con la splendida nipotina bionda, erano molto somiglianti, così chiare sia di capelli che di carnagione. Bianche come le gardenie, entrambe snelle, invece lei era scura come la pece e piuttosto grassa e, per la prima volta, si vergognò del suo aspetto fisico.
Anche Virginia aveva notato quella nera, non si poteva darle un’età ma sembrava molto giovane, sovrappeso ma sapeva che non tutte le nere erano scheletriche. Questa era allegra, sembrava felice e spensierata, non dava l’idea di essere scappata da una nazione così povera come l’Africa.
Nonna e nipote arrivarono a casa, la bambina era stanca ma felice, aveva visto i treni da vicino e per lei era stata un’esperienza fantastica.
“Nonna, quando verrò da te la prossima volta, mi porti a fare un giro in treno, ti prego…” le disse guardandola con occhioni dolci.
“Vedremo cosa dicono i tuoi genitori, se saranno d’accordo ti porto a Milano in stazione Centrale dove ci sono tantissimi treni che partono e arrivano.”
“Evviva, vedrai che mamma e papà mi lasceranno prendere il treno.”
La piccola era capace di ottenere tutto con il carattere da furbetta manipolava tutti. L’unica che le negava qualcosa era la madre, non voleva crescerla viziata, voleva che fosse una bambina obbediente e poi una ragazza di sani principi con un brillante futuro. Sua nuora era una professoressa d’inglese e vedeva come potevano uscire dalla carreggiata i giovani e diventare degli sbandati, per questo era severa con la figlioletta non per mancanza d’amore anzi… Verso sera suo figlio e la nuora arrivarono per riprendersi Aurora che, recalcitrante, voleva stare ancora con la nonna.
Rimasero a cena e poi con Aurora che si stava addormentando si avviarono verso casa.
Durante la settimana la bambina frequentava l’asilo nido dove era ben inserita.
Virginia l’avrebbe curata volentieri facendo la nonna a tempo pieno ma non aveva mai osato proporre conoscendo la nuora e come la pensava al riguardo. Nuora e suocera si volevano bene e si rispettavano, ma la piccola, per il suo bene, doveva frequentare l’asilo.
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