Virginia possedeva una casa sul lago di Como in un piccolo paese molto suggestivo non frequentato dai turisti dove si viveva tranquilli. Lei e il marito ci passavano interi week end rilassandosi e poi tornavano in città pieni di energia. Alla coppia piaceva anche viaggiare e, appena il marito era libero da impegni lavorativi, partivano.
Quella notte Virginia senza la nipote si sentì sola, regnava un silenzio che non le dava tranquillità ma tristezza e , quando il sole fece capolino tra le persiane, decise di alzarsi.
In mattinata suo marito sarebbe tornato a casa, non sopportava di saperlo lontano per giorni, aveva bisogno di lui, la sua anima gemella. Quarant’anni prima si erano giurati eterno amore e così era stato, mai nessuna nube nel loro felice matrimonio, era stata fortunata. Lucio arrivò alle undici, aveva un aspetto stanco ma era sempre affascinante con i suoi mossi capelli grigi e gli occhi azzurri, con un fisico asciutto anche lui dimostrava meno anni di quelli che aveva.
“Ciao cara, questa volta mi hanno trattenuto più giorni, ma adesso mi sono preso due settimane di ferie per stare con te, che ne diresti di andare cinque giorni al lago? Dopo potremmo partire per una capitale europea.”
“Ottima idea, prima il lago così ti riposi, poi optiamo per una capitale, anche se le abbiamo visitate quasi tutte.”
“Hai ragione, che ne diresti della Scozia? E’ bellissima con paesi immersi nel verde.”
“Adesso pranziamo e pomeriggio decidiamo, per me va bene tutto quando sono con te.”
Dopo aver pranzato con allegria ascoltando la moglie narrare il week end con Aurora, prepararono un trolley per raggiungere la casa al lago. In quella pace avrebbero programmato il loro viaggio in Scozia. Non vedevano l’ora di lasciarsi alle spalle il traffico caotico di Monza , raggiungere Nesso, un paesino pieno di fascino con pochi abitanti.
Verso sera arrivarono a destinazione e, dopo aver cenato, si sedettero in terrazzo su comode poltrone per ammirare il panorama. Amavano quella casa, era come essere fuori dal mondo, si sentiva solo il canto degli uccelli e il frinire delle cicale. Un cielo stellato si specchiava nelle acque del lago, lì si dimenticavano tutti i problemi e si viveva in perfetta sintonia con la natura circostante.
La mattina dopo si svegliarono con il canto delle allodole, rimasero nel letto a scambiarsi delle tenerezze, un nuovo giorno li attendeva.
“Andiamo a fare una passeggiata, poi ci fermiamo a pranzo nel nostro ristorante preferito” propose Lucio a Virginia.
“Va bene, però nel pomeriggio dobbiamo cercare dove andare in Scozia, sono elettrizzata.”
Nelle prime ore navigarono in internet e, dopo aver ammirato lo splendore dei paesi scozzesi, optarono per Inverness capoluogo delle Highlands. Prenotarono un hotel e il volo aereo per la domenica. Li attendeva una vacanza fantastica, una settimana da sogno.
Virginia era innamorata del marito da voler condividere tutto con lui, e quei quindici giorni di vacanza passati sempre con Lucio furono quelli più belli dell’anno. Avevano molto in comune, l’amore per la famiglia, per i viaggi ma, soprattutto, la consapevolezza di essere fatti l’uno per l’altra, la loro unione era sempre stata solida e, anche se la passione dei primi anni si era un po’ affievolita, il loro era un amore gentile, fatto di tenerezze e di rispetto. Quando il marito sarebbe andato in pensione, avevano deciso di passare l’inverno al lago o al mare e poi si sarebbero concessi dei viaggi.
Quando tornarono a Monza li attendeva il figlio con la moglie e la figlioletta.
“Ciao mamma e papà, come sono andate le vacanze? Vi è piaciuta la Scozia?”
“Ci siamo rilassati e goduti ogni attimo, i paesaggi scozzesi sono fantastici e regna una pace assoluta, ce ne siamo innamorati e torneremo per una lunga vacanza.”
“ Sono contento, siamo venuti qui, oltre che per darvi il benvenuto, perché avremmo bisogno di un favore, io e mia moglie dovremmo andare una settimana a Madrid per dei convegni e non vogliamo portare con noi Aurora, che si annoierebbe, puoi tenerla tu?”
“Non preoccupatevi, partite tranquilli, adoro fare la nonna a tempo pieno e poi io e Aurora ci divertiamo molto, vero piccola?”
Aurora era piena di entusiasmo, una settimana a casa della nonna a farsi coccolare e viziare e niente asilo nido. Il marito di Virginia sarebbe ripartito per lavoro ma lei non sarebbe stata sola, aveva il suo tesoro che l’avrebbe rallegrata.
Aurora, quel mercoledì pomeriggio, voleva andare ai giardinetti dove si sarebbe divertita con le altre bambine. Arrivarono alle diciassette e Aurora corse verso l’altalena mentre la nonna si sedette su una panchina all’ombra di un albero. Virginia, mentre osservava la nipote, stava pensando alla sua vita. Era stata fortunata, aveva conosciuto l’amore, quello speciale, amava ma era anche amata, aveva una famiglia stupenda, non voleva altro. Le vennero in mente anche quelle tre persone che aveva incrociato e per un attimo erano entrate nella sua vita, la ragazza nera, così allegra che ballava senza badare ai giudizi altrui.
Il militare, un giovane uomo coraggioso che voleva aiutare le persone in difficoltà e poi la ragazza tatuata. Aveva captato il suo nome nel negozio di Luisa Spagnoli, Laura.
Quando i loro sguardi si erano incrociati, Virginia aveva letto nei suoi occhi molta tristezza. Era stato un attimo ma non l’aveva scordata, poi l’aveva vista una seconda volta. Era sempre sola, camminava come se intorno a lei non ci fosse nessuno, persa nei suoi pensieri che non erano gioiosi ma cupi.
Virginia, mentre si alzava dalla panchina per andare da Aurora, pensò sì, sono fortunata, la mia vita è bella.
