E Giuda abbracciava la croce, sotto le campane lente del tempo,
la teneva salda, sul cuore, come monito all’errore che lungo la gola sale, fermandosi sulla lingua.
Inesorabile fu il legno, a conficcarsi nelle carni, il sangue come firma di urlo da sempre taciuto.
E dunque chi sei, amabile Maestro, se non il dolore che tra costole stringo?
