Lettera a un fantasma

Autrice poesia: Claudia S.

Il mio andare via non era un abbandono, ma il gesto disperato di chi non ce la faceva più a sbattere contro un muro. Tu l’hai letto solo come una fuga, lavandotene le mani. Ho messo da parte l’orgoglio, ti ho chiesto scusa e ti ho aperto l’anima per cercare di salvare quello che c’era. La mia unica vera colpa è stata aver amato con tutta me stessa una persona che non voleva o non poteva capirmi. Meritavo di non essere lasciata affogare nei dubbi.

Mentre io mi prendevo la responsabilità dei miei errori, tu ti preoccupavi solo del tuo unico “rammarico”: aver perso gli amici e “non aver ascoltato Ciro” sul mio essere “complicata”. Una comoda scusa: quegli amici li avevi persi molto prima di me, e io ti ho sempre difeso. Se pensi davvero di averli persi per causa mia, perché non provi a farti vivo con loro?

Comunque, quel “complicata” oggi lo rivendico. Preferisco essere viva ed esprimere i miei bisogni piuttosto che accontentarmi di una finta pace. C’è una differenza abissale tra la pace e la serenità: la prima è l’illusione di chi tace per paura e cerca la via più facile; la seconda si costruisce guardandosi negli occhi e affrontando le tempeste insieme. Per te questa è la solita lettera “inutile” solo perché preferisci colpevolizzare chi parla pur di non ammettere la tua incapacità di comunicare senza alzare muri.
Ho amato immensamente quel ragazzo che avrebbe fatto pazzie per me… ma oggi devo accettare che quel ragazzo non c’è più, e lasciarti andare.

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