Mare io vidi, che amai
con la tempesta del Cielo.
Azzurro quel mare
non era, ma colore del miele.
Lo amai con pioggia nera:
carbone, arso dal sole
che accende Mercurio.
Ti amavo già.
Quanto è vecchio questo amore!
Possibile che ancora non c’erano i cuori
e già il suo ritmo rullava i tamburi?
Ti amai domani.
Quando ogni prima apriva i polmoni
sullo schianto nel dopo.
Troppo in fretta io morivo.
Lampeggiavano le mie nubi
quali bigie gobbe di strega, ma
in grembo cariche di amor di latte.
Ti amerò nonostante.
E scusa
se scura spesso io piango:
solo così questo Cielo abisso,
sognato di castelli spettrali,
può toccare il suo mitico,
di preziosi sepolti tesori, Mare
